martedì 23 ottobre 2007

Diliberto conferma ciò che avevo intuito anni fa...

Sabato scorso c'è stata la manifestazione della cosa rossa in quel di Roma.

Se la manifestazione fosse contro o a favore di qualcosa o qualcuno non l'hanno capito nemmeno i manifestanti (ma tanto dai soliti ciuchetti raglianti non si può pretendere più di tanto, la loro natura è ragliare e scalciare, il resto sono solo pretesti per farlo); un po' contro Prodi, ma non tutto... un po' contro i moderati, ma non contro tutti i moderati.. un po' contro il governo, ma solo una parte del governo...
:-D

Comunque a mio avviso l'unica cosa degna di nota di questa manifestazione è stato il geniale coming out di Oliviero Diliberto dei comunisti italiani:

"Sono comunista, ma non sono scemo..."

Che semanticamente si traduce in: essere comunista è da scemi ma io non sono scemo.


Standing Ovation.

lunedì 22 ottobre 2007

Stappa un prodino!


Bhe è carina, perchè non pubblicarla? :-O

mercoledì 17 ottobre 2007


ghi

giovedì 11 ottobre 2007

not your businness



Citt!

venerdì 28 settembre 2007

Rimozione Sicura dell'hardware (magari!)

da jarring.it:

Il crollo della qualità della vita a Bologna, paurosamente accentuato dall’attuale governo-salma della città, è esemplificato da due assessorati in particolare. Maurizio Zamboni, responsabile della (im)mobilità, è riuscito a far deflagrare quelli che prima erano semplici disagi. Ora sono emergenze. Il traffico, i parcheggi, le soluzioni per i trasporti pubblici, la sicurezza nelle strade. Nessun assessore prima d’ora era stato giudicato così inetto dalla cittadinanza, preso di mira da tutti, destra e sinistra, cittadini e commercianti, poveri e ricchi, tutti in piazza contro di lui. Sta vessando la città con i parcometri, ma non riesce a distinguere una zona che necessita di posti per i residenti, da una che necessita parcheggi a pagamento, da un’altra che richiede maggiori spazi per la sosta libera. Congestiona il traffico, spinge all’utilizzo di mezzi pubblici che non ci sono (nella migliore delle ipotesi) o sono veicoli di criminalità (nella peggiore). E’ responsabile di una regolazione semaforica che crea ingorghi, invece di snellirli. Asfalta le strade storiche della città, senza rendersi conto che a distruggerle sono proprio quei cassoni arancioni che manda in giro. Spinge per la creazione del Civis, togliendo posti auto al quartiere Porto, dove già è difficile posteggiare. Addirittura aveva pensato alla riapertura del canale del Reno… S’inventa i muretti in mezzo alle carreggiate (l’ultima trovata è in costruzione ora, a porta Santo Stefano). Ci vessa, ci fa perdere ore in strada, ci fa incazzare a colpi di pugni sul volante. Ci spia con le sue telecamerine, le strade sono ormai un Grande Fratello in cui Zamboni guarda e chissà, forse sorride delle nostre incazzature. Non si può transitare più, ormai. Le strade sono di Zamboni. I semafori sono di Zamboni. Le corsie sono di Zamboni. Gli ingorghi sono di Zamboni. Gli incidenti – quelli sì – sono di Zamboni. Bisogna utilizzare gli autobus di Zamboni. Pagare le tariffe di Zamboni. Cercare parcheggio un’ora – zona Mazzini, provare per credere – perché sono tutti posti riservati ai residenti. Ma sono vuoti. Vuoti! Nemmeno pagando, puoi sostare. E ora s’è inventato pure i cartelli fissi per lavare le strade. Ti portano via la macchina, devi pagare il carro attrezzi e la multa. E il cartello è pure irregolare, secondo il codice della strada. Il Miles, in occasione di Bologna-Brescia, ha fatto l’esperimento: quartiere Mazzini-Stadio Dall’Ara, tempo di percorrenza 55 minuti. Di code, file, semafori, ingorghi, inquinamento. E il geniale posto di blocco dei vigili urbani fra via della Barca e gli incroci con via Nenni e via Saragat: i vigili, da un lato, fermano il traffico per controllare – con estrema minuzia, generando un’interminabile processione – gli accessi alla zona stadio. Dall’altro, nulla. I semafori diventano rossi, poi verdi, poi rossi. Passa un’auto alla volta, in un intricato groviglio al centro e non c’è un’anima che diriga il traffico. Demenziale. S’aggiunga, all’ora di macchina, l’ora aggiuntiva – di fila, ovviamente – per acquistare un biglietto ed entrare allo stadio, tornello permettendo. La voglia passa in fretta, in questa città, per fare qualsiasi cosa. Quando Zamboni vorrà rimuovere se stesso – un carro attrezzi si trova sempre – sarà già troppo tardi. E la signora Anna Patullo, assessore allo sport? La stiamo ancora aspettando. Il Miles ha letto con piacere, a luglio, l’iniziativa per un tavolo comune sull’impiantistica. Ma non (solo) quella da vagonate di milioni d’investimento che si litigano i nobili Cazzola, Sabatini e Sacrati. No, quella per i giovani, gli appassionati, gli amatori, che lo sport lo fanno per muoversi, tenersi in forma, passare una serata o una mattinata con amici, divertendosi. Per i bambini, che con lo sport possono crescere. E hanno bisogno di campi, palestre, strutture, possibilmente sicure, adeguate, con le docce calde, con le attrezzature. E magari d’un paio d’ore di tempo almeno, non di un’oretta stiracchiata perché ogni palestra deve soddisfare centinaia e centinaia di persone, società e semplici appassionati. Assessore Patullo, lei, in qualche modo, viene dalla scuola. Il Miles la supplica, si faccia viva, esponga un programma, annunci delle novità, si faccia promotrice di idee per i giovani. Non pianga miseria. Ci rendiamo conto che è un momento difficile, se il suo partito dovesse uscire dalla Giunta lei resterebbe a piedi. Non sprechi queste ultime ore. Quei “giovanotti” da cui lei “non prende lezioni di politica”, sono solo alcuni dei giovanotti di questa città. Non si curi di loro, per una volta, e pensi a quelli che hanno bisogno di campi, palestre, incentivi – sì, incentivi e d’ogni tipo – per fare sport. E crescere. Grazie.

Conterà qualcosa il fatto che questsa giunta stia facendo cagare a spruzzo da tutte le parti o alle prossime elezioni comunali si vedrà the same old shit?
We'll see...

martedì 25 settembre 2007

Falce & Carrello

« Con oltre 50 miliardi di euro di fatturato, il 3% del Pil, il gruppo Legacoop è la terza impresa italiana, dopo Eni e Fiat. Domina un quarte del mercato della grande distribuzione. Dà lavoro a oltre 400mila persone. E’ presente in Borsa con alcune società, fra cui Unipol. Insomma, non sono certo dei poveracci. Eppure godono di vantaggi fiscali inauditi: basti pensare che l’imposta sugli utili societari (Ires), incide sull’utile lordo delle Coop solo per il 17%, contro un’incidenza del 43% sull'utile lordo di una società non cooperativa come l’Esselunga. Una differenza di 26 punti percentuali. E’ proprio questo divario ingiustificato che ha fatto rizzare le orecchie alla Commissione Europea. La Commissione ha già inviato a Palazzo Chigi una lettera dove si chiede conto del regime agevolato di cui godono le nove maggiori cooperative. La contestazione principale riguarda proprio il fatto che, a differenza di altre imprese, le Coop non pagano le tasse su buona parte degli utili. A Bruxelles sospettano che anche la nuova normativa configuri un aiuto di Stato, vietato dai trattati europei». Dalle dichiarazioni dell’imprenditore brianzolo Bernardo Caprotti alla presentazione del suo libro «Falce e carrello»

Riporto questo passaggio del libro, perchè tratta una delle tante porcate coop, avvenuta a qualche centinaio di metri da casa mia:

Riporto questo passaggio perchè tratta una vicenda successa a poche centinai di metri da casa mia:
Il 19 maggio 1999, Esselunga attraverso la società Iridea sottoscrive un accordo da 40 miliardi di lire per l’acquisto dell’area ex Hatù in Via Costa e la costruzione di un supermercato con due piani di parcheggi. Poi accade l’imponderabile: nel sito viene identificato «un complesso rustico di età etrusca di indubbio e rilevante interesse archeologico». Che fare? «Il 16 novembre ’99 il ministero, a firma del direttore generale Mario Serio, ministro la signora Giovanna Melandri, appose il vincolo. Non si tocca più niente. L’impatto sull’opera a costruirsi era devastante. I parcheggi interrati irrealizzabili. La strada della rimozione con collocazione altrove dei resti archeologici ci fu detta non percorribile».
A febbraio 2000 Esselunga getta la spugna. E qui capita un fatto ancor più imponderabile: entra in azione la Coop Adriatica di Pierluigi Stefanini. Tempo due anni due e il supermercato è pronto e aperto. Ma come, i resti etruschi dell’antica Felsina? Caprotti va in perlustrazione e li trova «nella zona verde, all’apparenza abbandonata, in fondo alla via della Nuova Certosa, a Bologna. In un recinto con la base in cemento, sovrastato da una squallida griglia zincata, stavano “valorizzati” e coperti da una plastica nera in gran parte nascosta dalle erbacce, i segni di una perduta civiltà». Il trasloco dei reperti, negato a Caprotti come eresia, era stato concesso in un amen a Coop Adriatica.


Come al solito la legge è uguale per tutti, ma per i compagni (che ricordiamo sono "quelli deboli") è più uguale che per altri.... Il libro comunque sono proprio curioso di leggermelo.

lunedì 24 settembre 2007

C'è un limite al peggio di questa coalizione di governo?

...L’Italia è l’unico paese che, a fronte di un sempre più sensibile aumento dell’età media, abbassa l’età pensionabile sotto il diktat del sindacato e della sinistra massimalista. Il costo di questa operazione è di 10 miliardi (tanto quanto la manovra finanziaria che il Governo ha in animo di varare) di cui 3,6 saranno pagati dai lavoratori flessibili con un aumento dei contributi previdenziali a loro carico fino al 26,5% tutto questo perché un 58 enne, che ha di fronte a sé un terzo della vita, possa andare in pensione e poi comodamente cercarsi un lavoro in nero…

articolo originale
http://www.decidere.net/

Non ci resta che piangere dicevano Troisi e Benigni... io preferisco cantare.

Come cazzo si fààà!
A votar per lor la?
Come cazzo si fa a votar per lor là!
Oh oh oh oh oh ooooh!